Sinistra Progressista

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sPer una definizione della Sinistra progressista del XXI secolo

La Sinistra, come la Destra, in quanto espressione di ideologia, progetto e prassi politica, è plurale in quanto si dipana in numerose tonalità ideologiche e prassi nel tempo e nello spazio.

La mia tesi è che oggi tale pluralità vada riconosciuta senza dare a nessuno la patente o il marchio di depositario della “sinistra più vera e più pura”.  Eppure, specialmente quando una forza di sinistra conquista il governo di un Paese, si apre inevitabilmente il vaso di Pandora delle opposizioni interne ed esterne “di sinistra”, che rivendicano il primato della propria definizione di “Sinistra” su quella espressa dalla pratica di governo.

Anche in questa fase storica (2014-2016) , sia in Italia in cui il Partito Democratico è alla guida del Paese in un governo di coalizione con forze di centro-destra, sia in Francia dove il Parti Socialiste governa con il piccolo Parti Radical de Gauche, assistiamo all’uso ricorrente della parola “sinistra” come termine di differenziazione tra prassi di governo, la cui guida deve difendere il suo essere di sinistra, e l’opposizione di sinistra che rivendica l’uso della stessa parola per le proprie proposte alternative negando la patente di “Sinistra” alle scelte di governo.

A mio parere, la comunicazione politica legata all’ “essere di Sinistra”, se usiamo gli schemi di comunicazione umana teorizzati da Paul Watzlawick, conferma che non è solo e tanto il contenuto (il significato, la semantica) della comunicazione quanto soprattutto la relazione e l’interazione (la pragmatica) tra i soggetti comunicanti (in questo caso politici) che influenza il comportamento di questi. E che quindi, dal punto di vista della comunicazione, essere veramente di sinistra o meno, o quanto di sinistra, è più il risultato di una dialettica tra soggetti, che il significato in sè, il contenuto, che questi soggetti esprimono (e il dibattito sul “Partito della Nazione” mi pare un buon esempio di ciò).

Dal punto delle categorie semantiche della filosofia politica, Norberto Bobbio distingue l’essenza della differenza tra Destra e Sinistra in relazione al al concetto di uguaglianza. Per la “Sinistra” l’uguaglianza e la giustizia sociale sono il faro dell’azione politica, cioè la tensione verso la riduzione progressiva delle differenze tra condizioni umane profondamente diseguali, mentre per la “destra” la diseguaglianza è una specie di “stato naturale” che solo il merito individuale (e a volte neanche questo) può cambiare. In realtà lo stesso principio dell’ “uguaglianza” può essere concepito sotto diverse forme e combinazioni di queste forme: uguaglianza nelle opportunità, che a sua volta si può articolare in non-discriminazione, discriminazione positiva, meritocrazia; uguaglianza nelle risorse a disposizione (“Ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni”); …

E’ la natura teleologica dell’agire politico rispetto alla diade “uguaglianza/diseguaglianza” che definisce una politica di Destra rispetto ad una politica di Sinistra.

Per spiegare la differenziazione dell’agire politico all’interno di una stessa ideologia politica, lo stesso Bobbio propone altre coppie di criteri dicotomici come libertà/autoritarismo, con cui possiamo distinguere una Sinistra e una Destra “democratica” da una Sinistra ed una Destra “estremiste” e “autoritarie”.

Per arrivare a un quadro di analisi semantica più contemporaneo, che spieghi la risposta politica delle Sinistre davanti a dinamiche socioeconomiche sempre più rapide e al fenomeno della globalizzazione, dobbiamo aggiungere altre coppie analitiche come “innovazione/conservazione“, o detto altrimenti, “progressista/conservatore“. E sull’innovazione fanno particolarmente leva i leader post-blairiani come Renzi. Citando Blair “Il punto non è, e non lo è ormai da cinquant’anni, se crediamo o no nella giustizia sociale. Il punto è come le nostre politiche ci aiutano a compiere quella missione, mentre le condizioni e la realtà cambiano attorno a noi. Qui trovate la sintesi di una visione di sinistra innovativa fatta da Blair http://www.ilpost.it/2013/04/12/tony-blair-e-la-sinistra. Pur nutrendo personalmente delle forti perplessità su alcune prassi politiche portate avanti dal Labour di Blair, rimane forte la spinta al rinnovamento politico della Sinistra che è una delle condizioni per rispondere adeguatamente alle nuove sfide economiche, sociali e ambientali.

Aggiungo infine un’altra diade analitica che, seppur fa riferimento a un concetto come quello di Sviluppo sostenibile, ormai accettato nello scenario politico mondiale negli ultimi 20 anni, fatica a entrare nella prassi politica quotidiana con pari dignità con gli altri elementi. Parlo del criterio della “sostenibilità/insostenibilità” che può essere anche visto come estensione del concetto di uguaglianza/disuguaglianza, perché oggi l’azione politica si misura soprattutto per le risposte alle disuguaglianze tra i cittadini e popoli di diverse parti del mondo e ancor più tra generazioni attuali e future, rispetto al diritto all’accesso alle risorse naturali, alla conservazione della biosfera e alla tutela dai rischi ambientali.

Uguaglianza, libertà, innovazione e sostenibilità sono quindi gli elementi all’origine della pluralità della Sinistra democratica contemporanea, e il cui mix caratterizza la Sinistra progressista del XXI secolo.

La questione non è quindi quanto di Sinistra ma quale Sinistra.

La modernità, cioé l’adeguatezza, delle diverse esperienze politiche della Sinistra va ripensata e valutata non in base alla loro presunta vicinanza o distanza da un modello teorico statico ma per come esse hanno saputo affrontare, e vincere o perdere, le diverse sfide storiche contemporanee nel percorso verso una maggiore uguaglianza di opportunità a livello umano, sociale e ambientale nel mondo globalizzato.

Comunque qui trovate il manifesto ideologico di Matteo Renzi (25.2.2014) e l’interessante lettura che ne faceva Nadia Urbinati. Più recentemente la stessa Urbinati ha avuto posizioni molto critiche nel confronto dell’impostazione politica di Renzi, vedi ad esempio sul “partito-parte” opposto al “partito-totale o partito della nazione”, ma al di là di alcuni spunti di riflessione, le conclusioni a cui giunge la politologa non mi paiono affatto scontate.

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